Trend wabi sabi. Ciotola kintsugi

Wabi-sabi internazionale

Da sempre affascinata dal mondo giapponese, nel corso degli anni durante le mie ricerche progettuali ho esplorato il mondo del wabi-sabi: il wabi-sabi costituisce una visione del mondo giapponese, un’estetica fondata sull’accettazione della temporaneità delle cose. L’espressione deriva da due caratteri (wabi) e (sabi): wabi si riferiva originariamente alla solitudine della vita nella natura, sabi significava “freddo”, “povero” o “appassito”. Con il tempo il significato delle due parole si è fuso, definendo un ideale estetico che incarna la vera tradizionalità giapponese, non quella ormai turistica fatta di porcellane in serie, ma quella più autentica che esalta la purezza e la semplicità delle cose.


Il wabi-sabi può essere considerato un sistema estetico completo. La visione del mondo che esso propone affronta in modo coerente questioni come la natura ultima dell’esistenza (la metafisica), lo scibile religioso (la spiritualità), il benessere emotivo (lo stato d’animo), l’aspetto delle cose e le sensazioni che esse procurano (la materialità).

(Leonard Koren)


Il wabi-sabi nasce come allontanamento radicale dalla perfezione formale e dallo sfarzo cinesi del XVI secolo con la volontà di apprezzare un oggetto nella sua imperfezione e autenticità: tutte le cose sono imperfette e incompiute, perché tutto è in uno stato costante e perenne di divenire e dissolvimento. Non si esalta la perfezione ma si celebrano i segni, le crepe, le fessure, tracce del tempo e dell’utilizzo.

Esempio di kintusgi, l’arte di riparare gli oggetti con oro o argento per dargli nuova vita. Ciotola realizzata dagli artisti Muneaki Shimode e Takahiko Sato per Tokyobike. Via Fubiz

Oggi questo aspetto si sta traducendo nel recupero della rusticità dei materiali, nella riduzione delle decorativismo a favore di superfici pure, acromatiche e naturali, facendosi strada nel design così come in architettura. E sembrerebbe sia alla base di un trend atteso per il prossimo anno: ne parlerà la trend consultant Gudy Herder durante la fiera IMM con una lecture sulle prossime tendenze. Già anticipato con la consulenza realizzata per l’azienda “BOEN” (molto interessante il video dedicato), la fondatrice del blog Eclectic Trends sostiene che in contrapposizione agli stili di consumo attuali, indici di un acquisto accumulativo, il nuovo consumatore ritornerà alla semplicità ed essenzialità delle cose, preferendo prodotti che durano nel tempo.

A sinistra Molosco Dinner Set by Laura Letinsky, a destra Casa Cook Rhodes arredata da Michael Schickinger e Annabell Kutucu in collaborazione con Vana Pernari

Un’ulteriore conferma è data dalla presa di coscienza di come nel corso degli anni l’industria e l’acquisto smodato ha portato all’impoverimento del pianeta, ormai sempre più inquinato:  si è spinti così ad un consumo critico, alla scelta di prodotti etici, sostenibili e rispettosi per l’ambiente. Aggiungerei anche che un ruolo importante è interpretato dall’affezionamento alle cose: quando si crea un legame con un prodotto difficilmente verrà sostituito con uno più “alla moda”.

Per designer e architetti si configura quindi una nuova sfida, quella di progettare ambienti e prodotti che preservino la loro naturalità ma che si integrino alle nuove esigenze di vita, tecnologici ma non artificiali nè troppo artigianali, puri e semplici. Perchè “Less (& natural) is more”!

Moodboard dai toni caldi del legno e e della terracotta e dai toni freddi della pietra. In senso orario: Lava by Peca Design Studio; vasi by Joshua Vogel; Skin Collection by Pepe Heykoop; Parquet by BOEN




Trend wabi-sabi. Piatti by Laura Letinsky. Dal blog di Marianna Milione