05 Feb L’identità visiva del potere (e il potere dell’identità visiva)
L’altro giorno mentre guardavo il film The circle ho iniziato a divagare con la mente su temi quali potere, regime e identità visiva, insomma temi “molto” leggeri soprattutto per una domenica pomeriggio.
Non sono qui per farti una recensione del film – che tra le altre cose mi ha delusa moltissimo sul finale – ma se vuoi capire quale connessione c’è tra ciò che stavo vedendo e ciò che stavo pensando, allora un minimo di sinossi mi tocca farla.
The circle è la storia di una ragazza che inizia a lavorare presso una grossa società di tecnologia e social media, The circle appunto, e di come, persuasa dall’azienda, diventi la portavoce di una visione distorta della privacy e della libertà personale in nome della trasparenza assoluta. Cosa c’entra tutto questo con il potere e l’identità visiva? C’entra moltissimo perché in tutto il film la potenza della società viene raccontata anche attraverso la sua coerenza visiva. Tutto è circolare, a partire dal logo fino ad arrivare alla forma del campus, alle interfacce. E il rosso, colore identitario, caratterizza molti aspetti legati alla società. Il tutto, insieme a delle regole che incentivano la condivisione e la collettività, fa sentire la protagonista, e tutti i dipendenti, parte di una grande famiglia.
Tu mi dirai «Ma dai, è una bella cosa!». E se ti dicessi che ciò induce i lavoratori a non essere più razionali nelle loro scelte, ad essere in qualche modo sotto il controllo dell’azienda? Scommetto che ti suona già più sinistro. E se ti dicessi anche che questa stessa descrizione può essere trasposta sulle dittature?
L’identità dell’ideologia
Il progetto d’identità svolge una sua influente funzione ideologica e persuasiva.
Non a caso diversi sistemi politici autoritari e oppressivi si sono serviti della comunicazione visiva per crescere, affermarsi, diffondersi. In pratica si mettono in scena tutte le tecniche di marketing e di identità di brand non per vendere un prodotto ma per vendere un’ideologia: la comunicazione visiva come metodo di propaganda.
Un po’ come Apple e i suoi prodotti adorati – proprio nel senso di adorazione – da migliaia e migliaia di persone, anche i regimi sono stati in grado di creare una narrazione tale da essere idolatrati dalla massa. E così come esistono i manuali di brand delle aziende, ci sono anche quelli delle dittature. Un esempio è il Organisationsbuch der NSDAP, manuale realizzato con l’obiettivo di definire uno standard per ogni dettaglio dell’iconografia del partito nazista: dalle bandiere alle insegne, dai font ai loghi.
Un altro terrificante – e a suo modo bellissimo – esempio della potenza dell’identità visiva lo racconta molto bene Margaret Atwood ne Il racconto dell’ancella, dove il controllo delle donne avviene anche tramite il colore: rosso per le Ancelle, blu per le Mogli dei Comandanti, kaki per le Marte.
Il potere della coerenza
Tutto questo funziona così bene perché l’ordine e la coerenza, in questo caso visivi, in qualche modo ci rassicurano e quindi siamo più propensi ad accettarli. Se poi aggiungi che siamo più permeabili a idee e immagini che si ripetono, succede che ci abituiamo e li includiamo più facilmente nella nostra realtà.
Ciò che ti voglio dire è che se l’identità visiva ha un potere molto forte nell’affermazione di un sistema autoritario, allora vuol dire che lo è anche per consolidare un’attività, un’azienda. E non sto parlando di tenere in giogo la massa, ma di farsi strada nel mercato con una propria identità, farsi riconoscere e farsi ricordare.
>Non a caso la mia missione è proprio questa, creare identità visive per attività che vogliono farsi notare nel mucchio, e mi diverto un mondo a farle!


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